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Un “architetto dello Stato” per il presidente israeliano Shimon Peres. Un “tiranno” dalle mani lorde di sangue per Hamas. Nella morte, Ariel Sharon continua a dividere, proprio come aveva fattio in vita.L’ex premier israeliano è morto questo sabato dopo otto anni di coma profondo. “Ha lottato, come sempre”, hanno detto i medici, ma già da i primi giorni di gennaio le sue condizioni si erano aggravate a causa di un’infezione, lasciando poche speranze.Dopo l’annuncio, la salma è stata prelevata dallo Sheba Medical Center di Tel Aviv. Domenica l’apertura della camera ardente presso la Knesset, il parlamento israeliano. Lunedì mattina la veglia funebre. E, lunedì pomeriggio, i funerali.Protagonista di una carriera militare che ha attraversato tutti e quattro i conflitti israelo-palestinesi, è però lo Sharon politico la figura più controversa.Promotore degli insediamenti dei coloni israeliani, i suoi nemici ne hanno sempre ricordato il ruolo nei massacri di Sabra e Chatila, durante l’invasione del libano nei primi anni ottanta, che gli costarono il posto da ministro della Difesa.È stato capace di dividere anche in patria: nei primi anni duemila la svolta moderata da primo ministro e la decisione di ordinare lo sgombero degli insediamenti dai territori palesinesi.Uomo di pace, come l’hanno definito tanti leader internazionali, o di guerra, parola dei nemici, ad ogni modo, adesso, il giudizio è nelle mani della storia.