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Una crisi in evoluzione costante quella in Ucraina. Una crisi nata proprio dal voltafaccia di Kiev sul partenariato con l’Unione Europea. Da Bruxelles arriva, ancora una volta, un segnale di apertura: il dialogo è ancora possibile, ma l’esecutivo non può essere il solo interlocutore. “Abbiamo due interlocutori” ha detto il Presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz “il governo che rappresenta il Paese ma anche l’opposizione, che esprime parte del Paese. Se si lascia una porta aperta, non si lascia aperta soltanto per una parte, si lascia aperta per ambo le parti”.Aleksander Kwasniewski, inviato europeo a Kiev, ha sottolineato le differenze con la Rivoluzione Arancione del 2004: “Oggi c‘è un Capo dello Stato eletto democraticamente, il suo mandato scadrà a marzo 2015. Se siamo dei politici seri, se come Unione Europea vogliamo essere partner credibili, non possiamo dire che non accettiamo tale mandato”.Una svolta per le manifestazioni anti-Yanukovich, contro il quale la piazza di Kiev si levò poco più di 9 anni fa, viene dai 3 ex-Presidenti dell’Ucraina indipendente che sostengono le proteste europeiste. Leonid Kravčuk, Leonid Kuchma e Viktor Yushenko si schierano contro Yanukovich, denunciando il rischio che la crisi possa avere ‘‘gravi conseguenze’‘ per l’indipendenza del Paese.